Quo scrapbook clipping details

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(from scrapbook 3, page 38)

  

Title: Con il pubblico in mano
Notes: Italian article about travelling to Switzerland to see Quo's gig at the Festhalle in Bern on 10/03/78
Year: 1978
Country: Italy
Publication:
Author: Aldo Bagli

Clipping text

Con il pubblico in mano

Il teen-agers rock è sempre stato un genere musicale abbastanza disprezzato dalla maggioranza del pubblico italiano. Forse siamo più intellettuali, ma da noi i Bay City Rollers, Hello, Gary Glitter, non hanno mai avuto un enorme successo. I nostri quattordicenni preferiscono divertirsi con la disco-music, con qualche cantante pop (clamoroso è stato il caso di Bowie che con «Heroes» ha battuto da noi in quanto a copie vendute, tutti_i suoi album precedenti), oppure, se sono più impegnati culturalmente, con del jazz, o con del popolare modernizzato (al modo di Eugenio Bennato e Teresa De Sio). Negli altri Paesi dell'Europa Occidentale, la situazione è completamente differente: i teen-agers più politicizzati si sono accostati al punk-rock, mentre invece quelli « più gaudenti e meno problematizzati » sono rimasti ancorati a forme musicali elementari, prive di un contenuto ben preciso, che al limite possono risultare gradevoli soltanto a livello formale (ma anche questo accade piuttosto raramente).

Pochi giorni fa, ci siamo recati in Svizzera per assistere ad un concerto degli Status Quo, rappresentanti tipo di un heavy-metal gradevole, aggressivo (senza però eccedere), che negli anni passati ha convogliato su di sé tutte le simpatie dei rock'n'roller delusi dal monotono hard-rock.

IL CONCERTO

Berna, splendida ma freddissima città, si trova a due ore di macchina sia da Ginevra che da Zurigo (aeroporti internazionali), ed agli occhi di un turista che ha solo due ore di tempo per visitarla si presenta austera, pulita, antica, quasi volesse dire che la rivoluzione industriale e tcnologica è stato tutto un gioco, una illusione, e che l'uomo prima o poi tornerà alla candela, mettendo la lampadina in soffitta. Dopo appunto un breve giro turistico, che ci ha suggerito visioni metafisiche di orologi e mucche caroline, ci siamo fatti guidare dalla nostra accompagnatrice svizzera verso la Festhalle, luogo del concerto degli Status Quo. Con una smorfia di sofferenza, abbiamo scoperto che il teatro (eufemismo) non era altro che un immenso capannone, privo al suo interno di ogni comforts (sedie...) e contenente seimila persone circa. Ad un'ora dall'inizio, non c'era più un metro quadrato disponibile e ci siamo resi conto che l'età media degli intervenuti non superava i diciotto anni.

L'atmosfera in sala era già molto elettrica ed eccitata, e la nostra accompagnatrice ci ha detto a questo proposito: « In Svizzera gli Status Quo sono molto popolari, sono delle vere e proprie rock-star, e come vedi piacciono soprattutto ai quindicenni ». Nostra nuova domanda: « Ma il punk-rock sta facendo proseliti?». Sua lapidaria risposta: « No. Non ci sono qui in Svizzera le contraddizioni sociali che esistono in Italia ed in Gran Bretagna. Da noi i ragazzi sono più tranquilli, pensano soltanto a divertirsi e ad inserirsi nella maniera migliore nel mondo produttivo, insomma vogliono condurre una vita senza scosse, nella migliore tradizione svizzera ».

Studiando poi i tipi presenti nella Festhalle, ci siamo resi conto di quanto fossero state esatte le analisi della nostra amica. Molti jeans, una marea di t-shirts (degli Status Quo), folte chiome, infiniti atteggiamenti stravaganti, ma sicuramente poca coscienza di se stessi.

Verso le venti e trenta, vengono improvvisamente spente le luci del teatro, ed il gruppo si presenta al suo pubblico (nel modo più ovvio). Il fatto strano è che soltanto dopo un brano gli Status Quo avevano in mano la platea, che ha continuato imperterrita (ogni tanto comunque arrivavano delle significative barelle) ad agitarsi, urlare, per due ore di seguito.

Come abbiamo già detto, il gruppo non ha dovuto sudare le famose sette camicie per imporsi a Berna, di conseguenza si è prodotto in uno show completamente disimpegnato. La musica è stata chiaramente messa in secondo ordine in favore di facili effetti scenici: corse all'impazzata da un capo all'altro del gigantesco palco, cori tra il pubblico e la band, finale «you're alright? » da parte di Francis Rossi e così via. Da questo punto il live-act dei Quo non è molto nuovo, si basa infatti su un rapporto pubblico-musicisti piuttosto grossolano, immediato, senza troppe esigenze né dall'una né dall'altra parte. Indubbiamente la platea di Berna è di « bocca buona », si accontenta con poco, e forse questa sua caratteristica non è poi del tutto negativa. Infatti i seimilia presenti, al di là degli oggettivi condizionamenti, hanno passato una piacevole serata, divertendosi, ridendo, ballando, urlando... per sintetizzare potremmo dire sfogandosi (anche se in maniera consentita e circoscritta... non c'erano neppure le sedie nella Fasthalle).

Venivamo più direttamente a parlare della musica. Gli Status Quo hanno volutamente « ingentilito » la loro musica. Con l'inserimento della tastiera hanno reso meno monotono il loro live-act, anche se si è perso qualcosa in freschezza ed aggressività. I ragazzi della band hanno dimostrato di essere degli ottimi musicisti, che per esigenze di copione (ed interessi economici) si sono dovuti trasformare in teen-agers star. La loro musica infatti non è più classificabile con l'etichetta heavy-metal: oggi si dovrebbe parlare con più esattezza di teen-agers rock; ovvero quel genere divertente, scatenato quel tanto che basta, senza troppi problemi culturali, che piace a tutti coloro che non hanno vissuto la Beatle-era.

Comunque il live-act degli Status Quo si muove, anche da un punto di vista musicale, sul facile effetto: ancora, ad esempio, c'è l'assolo di batteria, i colpi secchi di chitarra, e tutto questo va chiaramente a discapito del contenuto, che nel loro caso è già molto povero.

Comunque gli Status Quo, nei loro limiti, svolgono con effettiva professionalità il loro lavoro: in parole più semplici sono in grado di arrivare ai loro scopi senza troppe fatiche.

Dopo il concerto c'è stato il solito grande pranzo; ospite d'onore questa volta non è stato il gruppo, ma il capitano della Nazionale inglese di calcio, nonchè grande amico della band.

In un momento di estrema sincerità Francis Rossi ci ha detto: « Stasera non abbiamo dato quello che siamo capaci di offrire, ma se lo avessimo fatto sicuramente non avremmo avuto lo stesso successo, la stessa quantità di consensi ».

Tenete presente che questa è una condizione abbastanza universale nel mondo della pop-music.

Aldo Bagli