Clipping details
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| Title: | Rossi & Co. STATUS QUO… TAZIONI |
| Notes: | Italian article about Quo's 1970s recorded output up to the "Live" album |
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| Country: | Italy |
| Publication: | |
| Author: | Manuel Insolera |

Rossi & Co.
STATUS QUO... TAZIONI
A tamburo battente, soltanto dopo pochi mesi di distanza dal loro ottimo doppio album live, gli Status Quo si rifanno vivi con un nuovo album di studio, "Rockin' all over the world". Da questo fatto, deside riamo trarre spunto per tracciare un consuntivo critico su questa formazione inglese di hard-rock, in bilico costante tra vecchio e nuovo, e con ormai alle spalle numerosi anni di carriera musicale.
In Inghilterra, il pubblico de gli Status Quo rimane ferocemente fedele al gruppo, in opposizione ad una critica reticente da sempre, per la quale il fenomeno piu inesplicabile esta il fatto che il "fan" degli Status Quo non esiterà a spostarsi anche di cento chilometri per non mancars nemmeno uno dei concerti del suo gruppo preferito... I medesimi "fans", che in Inghilterra sono stati descritti come "una armata di soldati che calzano stivaletti argentati e si vestono di tela jeans dalla testa ai piedi", comprano tutti i dischi, i quali poi escono con una regolarità quasi cronometrica. E la critica, a ogni nuovo disco, insiste: "Ma questi album rassomigliano tutti!".
La stessa frase era detta dai critici, anni fa, ad ogni uscita di un album dei Deep Purple o dei Ten Years After. Questo dimostra che non si tiene abbastanza conto di una dimensione ben precisa dell'hardrock: ossia il fatto che l'hardrock non è una musica che può cambiare o migliorare, bensi può soltanto essere suonato, con una maggiore o minore aggressività. Gli Status Quo (casi come i grandi antesignani Led Zeppelin) continuano per ora ad avere energia, e dunque il pubblico dell'hard continua a seguirli. Il discorso, poi, non è soltanto teorico, perché nella realtà gli Status Quo riempiono oggi esattamente lo spazio che appartenne ai Ten Years After ancora quattro o cinque anni fa. Infatti, senza voler stabilire un parallelo assoluto tra le due formazioni, i punti comuni sono tuttavia evidenti: come gli uomini di Alvin Lee, cosi anche gli uomini di Francis Rossi sono nati musicalmente con il blues, e si sono poi avviati su di una strada rock'n'rollistica e elettrica, senza concessioni al rock più intellettuale o sofisticato, ma mantenendosi in un'area di immediatezza e di visceralità, talvolta anche non rinunciando ad approcci anche grezzi e non privi di grossolanità, ma sempre volutamente, lucidamente perseguiti.
Si tratta dunque di un rockboogie giovanile, impetuoso, fondamentalmente allegro, accattivante: in Inghilterra e in Francia soprattutto, i giovanissimi ne vanno pazzi: e dire giovanissimi, specie in Inghilterra, significa dire folle immense, mercato immenso e, evidentemente, immensi introiti...
S.P.A.: LE QUOTAZIONI
Quando gli Status Quo esplosero, verso il 1974, poco dopo l'album "Hello" e pocco prima del celebre album "Quo", il gruppo era già in attività da circa dieci anni, e aveva registrato sei album. Net tre anni seguenti ha registrato a rotta di collo altri cinque LP, da che il pubblico li ha celebrati come i legittimi successori del regno dei Deep Purple e dei Ten Years After. Ma in questi ultimi tre anni la loro energia, anche se regge tuttora, comincia ad intravedersi. Gli ultimi cinque album "post-1974" sono stati progressivamente l'uno leggermonte meno trascinante de precedente, con la sola grossa eccezione del già citato penultimo doppio "Live".
Oggi Francis Rossi, Richard Parfitt Alan Lancaster e John Coghlan fanno certamente il loro lavoro più che correttamente, conducono i loro "shows" con accuratissime coreografie, introciano le chitarre, si dimenano, accrescono a dismisura il volume sonoro. Ma in tutto questo comincia ad insinuarsi un non so che di "routine" che non ha niente a che vedere con i "dischi tutti simili" dei critici malevoli, ma che investe invece una certa misura di stanchezza, che soltanto oggi, sebbene ancora ben mascherata, comincia a percepirsi. Che cosa succede? Il fenomeno che condusse progressivamente i Deep Purple alla sconnessione e alla paranoia, a partire da "In rock", sembra volersi ripetere: i ragazzi, frastornati dal successo, cominciano lentamente a perdere il controllo su sé stessi e la propria produzione musicale. Ma allora, si dirà, se questo è il prezzo che pagano i gruppi di fama mondiale, perché altri gruppi, come i Led Zeppelin, continuano invece a utilizzare lo "show-business" a proprio profitto e mantengono i nervi saldi? Ma la risposta è semplice: i Led Zeppelin sono popolari nel mondo intero, i che permette loro di fare una tournée o un disco una volta all'anno, al limite ogni due anni. Gli Status Quo, invece, sono popolarissimi solo in Europa, e nelle loro casse entrano molti soldi, ma non dollari. Cosi bisogna fare dischi e tourn´e dieci volte più spresso, per pareggiare i conti. E questo ritmo frenetico introduce fatalmente, anche nei migliori musicisti, logoramento e stanchezza.
ROCKIN' ALL OVER THE WORLD
La magia che gli Status Quo profondevano in LP come "Piledriver", "Dog of two heads" e "Hello", prima del '74, o come "Quo", "On the level" o il "Live"., dopo il '74, sembra essersi davvero un po' apparnata. Il disco ripete stancamente le strutture dei passati capolavori, e un diffuso senso di fiacchezza lo pervade. Qui non si tratta più di "un disco simile agli altri", una espressione critica che abbiamo prima confutato, se rapportata all'hard-rock; ma di una "ripetizione di energia", vale a dire di una bella e buona "simulazione" di energia. Tra i vari titoli, nessuno dei quali degno di menzioni particolari, si salva solo l'eccellente "Can't give you more". Gli Status Quo si indeboliscono, ed è un vero peccato, perché si tratta pur sempre di "rockers" eccezionali, con il "boogie" nel sangue. E allora, perché non si riposano un pochino? Se è per il bene della loro musica, siamo sicuri che i loro "fans", anche i più accaniti, lo comprenderebbero...
Manuel Insolera